Si ranò di TeatroGruppo Popolare
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Numerose date e svariati luoghi dal 2012 ad oggi.

SI RANO’

La vicenda di Cirano

PER ADULTI

Testo e regia: Giuseppe Adduci
Con: Giuseppe Adduci, Gianpietro Liga
Musiche originali: Sulutumana

Cirano muore anzitempo ucciso probabilmente dai servi di alcuni potenti che temevano la sua spada e le sue parole. Avrebbe potuto mangiargliela la vecchiaia, la testa. Avrebbe potuto cominciare a scordare le parole: quello sarebbe stato davvero doloroso. Meglio così, allora.

Un atto d’amore per la memoria, dunque.

Cirano abita un palazzo, abita la sua lingua. Cento stanze ha abitato, e più ne ha girate più ne ha viste crescere. È sceso nelle cantine, ha trovato parole ammuffite ma care come il vino. Accanto e più giù le segrete, basse, dolorose, scure e piene di gridi. In alto l’interminabile solaio, nei cui bauli tra il pulviscolo mosso dal sole ha trovato quelle sbagliate dell’infanzia di ogni infante. E poi sale illuminate a giorno, immense, che risuonavano come musica al suo passaggio, una dietro l’altra, sempre nuove. Avrebbero voluto fargli abitare una catapecchia, non tollerano il suo palazzo. Sono caduti come cade l’inverno, sulla sua testa.

Un atto d’amore per la parola, dunque.

E poi Rossana.

Un atto d’amore, dunque.

L’attore ha una vita vissuta a rate
Sogno di una notte di mezza estate
L’attore è il primo della fila
Uno, nessuno e centomila
L’attore ha tutti i privilegi
Si siede nel giardino dei ciliegi
Se la morte arriva le dice “Io no
Grazie, sto ancora aspettando Godot”

Eccovi qui, malvoluti compagni della mia vita/ Prego, uno alla volta io fo tenzone/ con ciascuno di voi cui prudan le dita/ L’arrogante meschino, il potente minchione/ Avanti, possiamo infine incrociare i ferri/ capitani d’industrie, dittatori di stato/ avanzi di portaborse e di sgherri/ Voilà, spiacente ma il colpo è parato/ In quanto a voi, signori della guerra/ non faccio nemmeno l’inchino di rito/ Per voi è un porco di coccio la terra/ il cuore un oggetto smarrito/ E allora io sputo sulla vostra coscienza malata/ Sulle vostre bocche ad imbuto/ Colpo, finta, parata, / Non resta nemmeno un minuto/ a te crapulone perverso/ a te burocrate, banchiere, bigotto/ siam giunti infine all’ultimo verso/ e allora voilà, spiacente… io tocco.

Lo spettacolo

La vicenda di Cirano, resa immortale dal bellissimo testo di Edmond Rostand, qui viene trasportata ai giorni nostri, e ricostruita adesso totalmente laddove trova solamente inizio nel racconto che ce ne ha fatto in passato il drammaturgo francese: in un teatro.

Un atto d’amore per il teatro, dunque.